L'Amarone della Valpolicella DOCG è uno dei vini italiani più rinomati e famosi al mondo. 

Questo grande vino rosso italiano sembra nascere in seguito ad un vero e proprio "errore". La leggenda vuole che nel 1936 il capocantina della Cantina Sociale Valpolicella, Adelino Lucchese coniasse il nome di Amarone  assaggiando il vino contenuto in una botte di Recioto  (altro vino tipico della Valpolicella) dimenticata e lasciata fermentare. Il capocantina scoprì un vino di grande corpo e con un retrogusto leggermente più amarognolo, che gli valse, appunto, il nome di Amarone.
La storia ci documenta invece come nel quarto secolo dopo Cristo, Cassiodoro, ministro di Teodorico, re dei Visigoti, descrive in una lettera un vino ottenuto con una speciale tecnica d'appassimento delle uve, chiamato allora Acinatico, prodotto in quel territorio denominato Valpolicella, nome che secondo alcuni deriverebbe dal latino "Vallis-polis-cellae" e potrebbe significare "Valli dalle molte cantine" e che rappresenta ancora oggi molto bene questo territorio.

L'Acinatico è senza dubbio l'antenato del Recioto e dell'Amarone. Un tempo in Valpolicella era prodotto solo il Recioto, un vino vellutato e dolce (il cui nome deriva dal termine dialettale "recia", in altre parole orecchia, perché in origine era utilizzata solo la parte più alta e meglio esposta del grappolo), ma con il passare del tempo ed il mutare delle stagioni, le uve, sebbene lavorate nella stessa maniera, diedero progressivamente vita, a seguito della fermentazione, ad un vino notevolmente più secco rispetto all'originario. Se all'inizio questa trasformazione poteva rappresentare un problema, questo Recioto completamente secco, e quindi amaro, piuttosto che dolce, s'impose facilmente e venne sempre più apprezzato e richiesto. Nacque così, prendendo il nome dalla sua caratteristica vena amarognola, l'Amarone, i cui primi esemplari presero ad essere imbottigliati solo nei primi anni del Novecento per un uso familiare o destinati agli amici.

Le prime bottiglie di Amarone risalgono agli inizi del ‘900, ma per le prime etichette bisogna aspettare il 1938, mentre la commercializzazione ufficiale risale al 1953.

Nel 1968 l’Amarone della Valpolicella acquisì la Denominazione di Origine Controllata e nel 2010 la DOCG.
L'Amarone della Valpolicella raggiunge la fama odierna solo in tempi relativamente recenti, circa dalla metà del Novecento, quando cantine come Bertani e Quintarelli lo portano su tavole famose di tutto il mondo.
La Valpolicella è oggi un’area vinicola fra le più vocate alla viticoltura in Italia. Il vasto territorio in cui viene prodotto il vino Amarone è prevalentemente pedemontano in provincia di Verona si estende tra zona Classica ed Allargata, fino ai confini della provincia di Vicenza, toccando il Lago di Garda. Qui il terreno presenta sedimenti fluviali ed il clima è mite e moderatamente piovoso, caratteristiche che influenzano enormemente le peculiarità dell’Amarone della Valpolicella.​
L'Amarone della Valpolicella, è oggi riconosciuto come il più pregiato dei vini veronesi e come uno dei più importanti rossi italiani, apprezzato dai più esigenti consumatori di tutto il mondo.

L'Amarone della Valpolicella è a tutti gli effetti un vino passito. Si tratta però di un passito secco, un vino dal colore rosso carico tendente eventualmente al granato con I'invecchiamento. Il profumo ricorda la frutta passita, il tabacco e le spezie, anche grazie alle muffe nobili createsi nel corso dell'appassimento. Il sapore di grande intensità con evidenti note di frutta passita, asciutto ma di molta morbidezza, con corpo pieno, caldo-corroborante e vigoroso; ha personalità forte e può superare i vent'anni di conservazione anche se il suo frutto succoso consentono di apprezzarlo anche giovane
Morbido, elegante, perfettamente equilibrato, dotato di una piacevolezza, di una morbidezza al gusto, di una dolcezza d'espressione, di una lunghezza che conquistano sin dal primo assaggio. Un vino, di cui i più raffinati appassionati di tutto il mondo hanno imparato ad apprezzare l'accento unico, il carattere spiccato di vino antico ma moderno e attuale, in grado di testimoniare la grandezza, il fascino, l'autentica magia della Valpolicella.
Nell'ambito del panorama vitivinicolo della Valpolicella l'Amarone rappresenta solo una piccola percentuale e sebbene dalla seconda metà degli anni Novanta la produzione è sensibilmente aumentata, trattandosi di un prodotto che richiede un'altissima qualità delle uve ed una cura minuziosa e pressoché artigianale, la quantità di vino rimarrà sempre limitata rispetto ai Valpolicella, classico e classico superiore, veri e propri vini simbolo e punti di forza della zona. Per la produzione dell'Amarone e del Recioto della Valpolicella è prevista la messa a riposo di un quantitativo d'uve non superiore alle 7,8 tonnellate per ettaro.

L'Amarone della Valpolicella DOCG si ottiene, secondo il disciplinare di produzione, da uve Corvina (dal 45 al 95%), Corvinone (massimo 50%) e Rondinella. Tutti e tre i vitigni devono tassativamente essere cresciuti in valpolicella. La produzione dell'Amarone osserva le seguenti fasi:

  • I grappoli, raccolti tra settembre e ottobre, vengono messi ad appassire nei fruttai per almeno tre mesi. L'antica arte dell’appassimento consente prevede quindi perdita di almeno la metà del peso delle uve e grazie all’evaporazione dell’acqua negli acini, favorisce la caratteristica concentrazione degli zuccheri (fino ad un 25-30%) e dei polifenoli, mitigando l’acidità del vino, sino ad ottenere un gusto completamente diverso da qualsiasi altro ottenuto con una normale vinificazione da uve fresche;
  • Ultimato l’appassimento, le uve sono sottoposte a pigiatura e vinificazione;
  • Segue l’affinamento, solitamente in grandi botti di rovere di Slavonia oppure piccole botti di rovere francese da 225-300 litri. Per ottenere una versione "Riserva", l'Amarone della Valpolicella dovrà invecchiare almeno per quattro anni.

Curiosià

Tutti ricordano la celebre scena del film “Il silenzio degli Innocenti” in cui Anthony Hopkins/Hannibal Lecter racconta di aver mangiato il fegato di un povero disgraziato con un piatto di fave e un buon Chianti.

In realtà nel romanzo di Thomas Harris, il dottor Lecter parla di Amarone.
«Una volta un addetto al censimento cercò di quantificarmi. Mi mangiai il fegato con contorno di fave e una bottiglia importante di Amarone», racconta Hannibal The Cannibal.

I produttori hollywoodiani hanno deciso di optare per un nome a loro avviso più conosciuto, per non rischiare che il pubblico non capisse che si stava parlando di vino italiano.

Uno dei primi estimatori fu Ernest Hemingway che ne fece conoscenza alla locanda Cipriani di Venezia e lo volle citare in uno dei suoi romanzi più celebri: “Addio alle armi”. 

La love story tra l’Amarone e i grandi scrittori americani prosegue fino ai giorni nostri. Nel suo ultimo romanzo "Libertà" (Einaudi, 2012), Jonathan Franzen, considerato tra i venti autori più importanti del XX secolo, sceglie l'Amarone per la cena di rancori e tensioni che riunisce le famiglie dei protagonisti Walter e Patty in un ristorante chic di Soho. 

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Vino Amarone: degustazione e abbinamenti

Il servizio di questo grande vino italiano predilige calici ampi ed una temperatura di servizio di 18-20 °C. L'Amarone della Valpolicella DOCG è un ottimo vino da meditazione. A tavola si abbina con piatti dai sapori decisi come stracotto, selvaggina arrosto, brasato. Si sposa alla perfezione con alcuni piatti della tradizione veneta, quali la pasta e fagioli, o col tradizionale Risotto all'Amarone.

Il bicchiere giusto

SOMMELIERS HERMITAGE Altezza 235 mm - capacità 590 ccm Calice molto performante per vini opulenti, ben strutturati, con una pigmentazione intensa ed eccellenti qualità d’invecchiamento. Il calice Hermitage prese forma tra il 1993 e il 1995, nel corso di alcune sessioni di degustazione tenutesi nelle regioni di massima produzione del Syrah, con il contributo di illustri vinificatori. La forma del calice – panciuta, ma con bordo notevolmente stretto - è studiata per esprimere i classici aromi del Syrah. Al palato, il calice esalta l’equilibrio dei sapori e la struttura setosa e vellutata del vino; gran compenetrazione di frutto e tannini sino a comporre un balsamo di dolcezza, senza particolari eccessi di asperità nella parte posteriore del palato.